Andrea Stramaccioni e la telecronaca cult di Argentina-Arabia Saudita: “Sono stato me stesso, anche con la mia cadenza romana”

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ROMA — “Figlio mio, mi hai fatto gasare”. Il complimento più bello, per Andrea Stramaccioni, è arrivato dalla sua famiglia, dalla sua Roma, da un padre che “ha 70 anni e non è un grande amante del calcio ma è sincero come me. E quindi le sue parole valgono tanto”. L’ex allenatore dell’Inter ha fatto irruzione nelle case italiane nella tarda mattinata di un piovoso martedì di novembre per commentare una delle più grandi sorprese della storia dei Mondiali di calcio: la vittoria – per di più in rimonta – dell’Arabia Saudita sull’Argentina di Leo Messi.

Uno dei fotomontaggi che la rete ha dedicato a Stramaccioni Uno dei fotomontaggi che la rete ha dedicato a Stramaccioni
Uno dei fotomontaggi che la rete ha dedicato a Stramaccioni 

È stato subito un uragano sui social, dove il trasporto e l’enfasi con cui l’ex allenatore dell’Inter ha accompagnato le azioni della squadra poi clamorosamente vincitrice gli sono valsi un inevitabile soprannome: “Strama d’Arabia”.

“Sì, mi sono lasciato andare ma credo di aver assistito a dieci minuti, i primi del secondo tempo, che entreranno nella storia del calcio. Esaltazione pura, meraviglia per chi come me ama nel profondo questo sport. Gli arabi che vanno oltre i loro limiti e che segnano due gol agli argentini. Se non ti emozioni lì…”

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Tanto più che lei lo aveva detto: “Attenzione, il calcio asiatico sta arrivando“.

“Intendiamoci, i valori assoluti non si sono sovvertiti. Questa partita è l’eccezione che conferma la regola perché l’Argentina è ancora dieci volte superiore all’Arabia Saudita. Ma ora non c’è più il gap di una volta, non parliamo di pianeti diversi: se i più forti non stanno attenti, se non sono concentrati e sempre in partita, la sorpresa ci può scappare. Da tifoso romanista ho visto in televisione Bodø-Roma di ottobre del 2021. È finita 6-1 perché i norvegesi erano scatenati, in campo, mentre la squadra di Mourinho non c’era proprio con la testa. Poi, invece, nel ritorno dei quarti di finale di quella stessa Conference League, ad aprile, la Roma ha giocato da Roma, all’Olimpico, e ha vinto 4-0. Mi auguro che l’Argentina possa fare lo stesso nelle altre due partite del suo girone: deve assolutamente passare il turno, per il bene del calcio”.

Lei ha mostrato una competenza sul calcio arabo che è patrimonio di pochi, qui in Italia.

“La Rai ha talent bravissimi: Adani, Marchisio, Nela, Di Gennaro. Io ho fatto presente la mia impreparazione rispetto a colleghi così esperti ma mi hanno risposto che volevano me – un piacere e un grande onore – proprio per le mie conoscenze: alleno da tre anni in Asia, conosco questi giocatori. E poi cercavano un taglio diverso, un tecnico che raccontasse le partite da una prospettiva differente”.

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Forse non immaginavano così tanta passione.

“Sì, lo so, nella concitazione le ‘b’ di Arabia sono diventate spesso due, a volte anche tre. Un romano può correggere e limitare un po’ l’accento, però la cadenza rimane. Io da telespettatore voglio sentire le emozioni che si vivono a bordocampo, quindi da commentatore ho cercato di portarle nelle case degli italiani che seguivano la partita”.

Emozioni che allo stadio Lusail non sono mancate.

“Che spettacolo! Ho visto emiri e principi, in tribuna d’onore, che negli ultimi dieci minuti non riuscivano a stare seduti, soffrivano da matti, quella sofferenza che solo il calcio ti provoca dentro. I tifosi piangevano, sopraffatti, durante e dopo la partita. I calciatori arabi, poi, erano chiaramente in trance: festeggiavano ogni intervento difensivo come fosse un gol, correvano di qua e di là per coprire tutte le zone del campo”.

Dopo questo grande successo, magari può pensare a un futuro da commentatore.

“Io il calcio lo vivo così e penso sia lo stesso per giocatori, giornalisti e tifosi che ne sono innamorati. Sono stato me stesso. Da qui a dire che poi possa fare dei commenti tecnici il mio lavoro, sinceramente ce ne passa”.

Mercoledì che giorno sarà per Andrea Stramaccioni?

“Il giorno in cui devo commentare Marocco-Croazia, sempre alle 11 italiane. Sto qui a studiare il Marocco. Perché l’emozione è importante, ma senza preparazione sei sempre a rischio figuraccia”.

Fonte Repubblica.it

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