Alla fiera dell’ex Bernardeschi batte Vlahovic

TORINO — In un paio di secondi o forse tre (stop, sinistro al volo, gol), Federico Bernardeschi ha fatto più cose che in 177 partite nella Juve o giù di lì. Non male, questi ex della Fiorentina, e stavolta Bernardeschi più di Vlahovic. Qualcuno gioca e scrive BernardEXchi, sottolineando lo status di bianconero quasi uscente, in mancanza di nuovo contratto e di vecchie speranze mai realizzate. Quei 40 milioni spesi pensando di avere preso un fenomeno sono diventati pesantissimi per un giocatore buono, a volte molto buono, ma non un campione. Però, il gol che manda la Juve a incrociare l’Inter nella finale che vale la coccarda e la coppetta è un colpo che solo i campioni possono inventare.

Nell’incrocio degli ex viola (Chiesa infortunato, Vlahovic frastornato e bloccato, Bernardeschi scatenato), il fantasista a metà è stato risolutivo, lanciando la Juve in una partita molto allegriana, cioè concreta e soda, con una buona gestione dei momenti passivi e un’attitudine al contropiede che il risultato dell’andata, quella vittoria nel finale, incoraggiava.

Poteva non essere facile, per Massimiliano Allegri che ora insegue il record di cinque Coppe Italia, uscire dalla fanghiglia di giorni complicati, tra i tweet di Lapo e non pochi lupi. Girano voci non belle sul suo futuro, ma Allegri è abituato all’aria pesante. Stavolta aveva di fronte un collega, Vincenzo Italiano, che in molti indicano come costruttore di bel gioco, implicita antitesi del livornese sempre più secco, sempre più occhiuto con quegli zigomi da cartoon. Ma Allegri sa che ci sono certezze da difendere fino in fondo, come la sua guardia d’onore composta da giocatori non belli ma efficaci (Rabiot, forse il migliore in campo), oppure non belli e basta (De Sciglio, che l’allenatore ama molto e usa come i jeans sotto la giacca blu, non saranno elegantissimi ma alla fine funzionano).

Senza tornare sulla lunghezza dei musi dei cavalli, Allegri manda in campo una Juventus che ha qualche purosangue e non poche bestie da tiro, qualcuna anche da soma, però la finale arriva così, sullo slancio della vittoria del “Franchi” e nel tumulto di un campionato ormai sullo sfondo, mai vissuto.

La Juve è rimasta a lungo in attesa della Fiorentina, ha usato il lancio lungo per Vlahovic come schema più consueto nel primo tempo, non produttivo: non è la prima volta che un attento controllo disattiva il serbo. Allegri ha spostato qualche pezzo — Danilo regista occasionale, Bernardeschi a sostegno delle due punte, Zakaria incursore (anche un palo esterno, per lui), Rabiot percussionista, Perin più bravo di un titolare — per non finire al museo. Nella teca proverà ora ad appoggiare un’altra coppetta. 

Alla fiera dell’ex Bernardeschi batte VlahovicFonte Repubblica.it

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