Al Milan manca lo stadio per l’aggancio alla Juventus

 MILANO – Il 9 maggio scorso il Milan ha cancellato sul campo il lungo complesso di inferiorità nei confronti della Juventus: merito appunto del 3-0 allo Stadium, quella sera ancora deserto per le norme anti Covid, con l’interruzione di una serie di sconfitte consecutive in campionato (9) che durava dal debutto della sfida nel nuovo stadio di proprietà della Juventus, stagione 2011-12. La conseguente scalata milanista al secondo posto finale e l’annessa, sospirata qualificazione alla Champions League dopo sette anni di assenza non sono rimaste isolate: la sensazione di avvenuto superamento della sindrome è stata rafforzata dall’avvio della nuova stagione, con le due squadre agli antipodi della classifica di serie A, secondo gerarchia inconsueta. Però è rimasto, del suddetto senso d’inferiorità, un aspetto sul quale i risultati sportivi possono fare poco: per il Milan la vera sindrome Stadium è di natura economica. Ed è su questo terreno che continua a inseguire la rivale, con malcelata invidia, anche se lo stadio bianconero aperto per metà vale poco più di ventimila spettatori contro i trentasettemila del Meazza dimezzato.

Pioli e la scoperta di Anfield

Pioli, da uomo di campo, si sofferma su vicende più tecniche. Da giorni segnala di sfuggita qualche pecca del Meazza, non necessariamente rispetto allo Stadium. Non è dato sapere se il prato dello stadio milanese, un po’ pesante, possa avere influito sull’infiammazione al tendine di Achille di Ibrahimovic. E’ invece parsa chiarissima all’allenatore la differenza tra il Meazza e Anfield, cioè per estensione tra la serie A e la Premier League: “Permettetemi di dire, con quello che abbiamo visto a Liverpool dal terreno di gioco allo stadio, che gli inglesi sono a livello altissimo”. Le annotazioni dei dirigenti sono invece economiche. Nella stagione 2018-19, l’ultima interamente giocata alla presenza degli spettatori, era stata nettissima la differenza di ricavi da stadio tra la Juventus, che secondo la rilevazione di Deloitte si era avvicinata ai 70 milioni (66) e il Milan, che si era fermato a 34, lontano anche dai 51 dell’Inter: colpa anche dell’esilio della Champions, ma solo in parte. Poi, per un anno e mezzo, azzerando i ricavi da stadio di tutti i club la pandemia ha congelato la questione. Che tuttavia è riemersa con la riapertura parziale al pubblico.

La campagna di Scaroni

La campagna per il nuovo San Siro è stata appena riproposta con forza dal presidente del Milan Scaroni, da sempre il principale sostenitore della necessità per le due milanesi di uno stadio più moderno dell’attuale Meazza. Scaroni, in questa fase complessa della vita societaria dell’Inter cinese, ha accentuato il proprio ruolo di vessillifero del progetto. La sua tesi è che Milan e Inter, fino a quando non avranno una nuova casa per le loro partite e per le attività connesse a cominciare dai musei e dai tour turistici, siano destinate a un ruolo da comprimarie, perché il confronto finanziario con i club inglesi, tedeschi e spagnoli provvisti di impianti di proprietà è impietoso. Ma la vicenda è in verità assai più articolata: a Milano interseca anche la politica, le Olimpiadi e la visione sociale degli stadi del futuro. Il podio della classifica di Deloitte (Barcellona 159, Real Madrid 145, Manchester United 121) era in effetti indicativo della distanza tra la Serie A e le altre tre principali leghe europee se non quattro, visto che il quarto posto era occupato dal Psg (116). Per arrivare al decimo posto della Juventus, bisognava prendere atto dei superiori introiti di Arsenal (109), Liverpool (95), Tottenham (93), Bayern Monaco (92) e Chelsea (76), mentre l’Inter era addirittura quindicesima e il Milan diciassettesimo. Se la stretta correlazione tra le vittorie e i ricavi da stadio non è sempre scontata, certo l’assenza di questa voce dai rispettivi bilanci dell’ultima stagione e mezzo ha messo in serissima difficoltà il Barcellona, il Real e la Juventus stessa. E la tesi di Scaroni è che ogni ulteriore ritardo accumulato sul fronte stadio possa diventare fatale.

Paralisi elettorale e caro biglietti

A Milano l’iter per il nuovo San Siro è in questo momento paralizzato dalle elezioni amministrative di ottobre. Scaroni ha dunque messo le mani avanti, invitando la futura amministrazione, quale che sia la sua colorazione politica, a riprendere dal punto in cui il dibattito e la burocrazia si erano arrestati: lo scabroso tema dell’abbattimento dell’attuale Meazza, da conservare solo in parte e da destinare alle attività sportive per la cittadinanza, e della scelta del progetto – tra i due ancora in corsa – per la costruzione lì accanto del nuovo stadio ultramoderno da 60 mila spettatori (oggi sono 76 mila). Il fronte politico, in campagna elettorale, non è troppo compatto: né nel centro-sinistra, raramente unito sui temi dell’impatto urbanistico, né nel centro destra, dove le discrepanze sul destino del Meazza sono evidenti. Rimane il fisiologico contrasto tra i candidati sindaci: il sindaco uscente Sala del centrosinistra sottolinea che per due stadi a San Siro non ci potrà mai essere spazio, per via dei costi eccessivi, mentre il rivale Bernardo del centrodestra (in queste ore alle prese con una clamorosa riflessione sulla candidatura stessa) è possibilista e non vuole l’abbattimento del Meazza.

Sullo sfondo emerge la preoccupazione del comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026: per quella data la cerimonia inaugurale si dovrà comunque svolgere a San Siro, quale che sia lo stadio dove ospitarla. Ma il tema finora sfumato, di natura anche sociologica, è soprattutto la futura distribuzione dei posti e il prezzo dei biglietti. I grandi ricavi dello Stadium e di parecchi stadi europei nascono infatti dalla presenza di non pochi posti premium per le aziende e di palchi o di settori costosi. Nelle scorse settimane il Milan ha tentato di incassare di più, nelle partite più importanti (quelle di Champions), alzando i prezzi anche dei settori popolari del Meazza. Ma la ribellione popolare lo ha obbligato al dietro-front. Per gli abbonati della stagione 2019-20 un biglietto per il terzo anello di Milan-Atletico Madrid del 28 settembre costava 69 euro ed è sceso a 39. Per la Curva il prezzo è passato da 119 a 54. Il dibattito, per forza di cose, ripartirà anche da qui.

Fonte Repubblica.it

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