Aggressione Kheira Hamraoui: Aminata Diallo resta in custodia, scovato un presunto complice

Aminata Diallo, giocatrice del Psg accusata di aver architettato l’aggressione della compagna di squadra Kheira Hamraoui, è ancora in stato di fermo nelle celle del commissariato di polizia giudiziaria di Versailles e i termini della sua custodia sono stati prolungati. Si cerca di fare chiarezza su una storia che ha sconvolto il mondo del calcio femminile francese e non solo. Le indagini hanno portato alla luce anche un altro soggetto, un uomo di 34 anni, detenuto nel carcere di Lyon-Corbas per reati di estorsione e tortura e amico di vecchia data della Diallo. Ancora ricercati, invece, i due aggressori.

Il ruolo dell’uomo in carcere

Secondo le indagini l’uomo sarebbe colui che avrebbe contattato telefonicamente le quattro giocatrici del Psg nei giorni precedenti all’aggressione, ovvero Marie-Antoinette Katoto, Grace Geyoro, Sakina Karchaoui e la stessa Aminata Diallo, minacciandole di morte. “Le telefonate – scrive L’Equipe – sono iniziate durante l’ultimo ritiro della squadra francese, alla fine di ottobre. La misteriosa voce si è spacciata per un uomo sposato, affermando di aver avuto una relazione intima con Hamraoui per tre anni, quando giocava a Barcellona. Avrebbe detto di aver visto la sua vita sconvolta da questo rapporto, prima di esprimere un desiderio di vendetta. Avrebbe fornito anche informazioni molto precise sulla vita privata della centrocampista, ma anche sul resto del gruppo. Avrebbe citato in particolare una serata organizzata in casa del difensore Presnel Kimpembe. Elementi sufficientemente precisi per indirizzare i primi sospetti verso una fonte interna al club”.

La ricostruzione dell’aggressione

Telefonate che, secondo gli inquirenti, avrebbero dovuto allontanare ogni sospetto dalla Diallo. Ma è proprio quanto accaduto la sera dell’aggressione che non convince la polizia. Tutto inizia giovedì 4 novembre. Quella sera il PSG organizza una cena di squadra, riunendo tutte le componenti della sezione femminile, dallo staff amministrativo alle giocatrici, compreso lo staff medico e tecnico. Il pasto si svolge in un ristorante di lusso nella parte occidentale della capitale, vicino al Bois de Boulogne, non lontano dal Parco dei Principi. Le giocatrici tornano a casa a fine serata e in una delle vetture ci sono Aminata Diallo, Kheira Hamraoui e Sakina Karchaoui. La macchina è diretta al dipartimento di Yvelines dove alloggiano. Sakina Karchaoui lascia il veicolo prima che la sera si capovolga. Avvicinandosi alla casa di Kheira Hamraoui, due sconosciuti appaiono dal nulla. Uno di loro strappa poi Hamraoui dall’auto prima di aggredirla, armato di una sbarra di ferro. Il secondo minaccia Diallo, ma non se la prende con lei. Dopo alcuni minuti, i due uomini fuggono e lasciano la loro vittima sul ciglio della strada. Hamraoui viene portata all’ospedale di Poissy, dove le vengono applicati diversi punti sulle gambe e sulle mani.

Diallo, i sospetti della polizia

Diallo viene presa in custodia il giorno dopo la partita vinta col Real Madrid in Champions per 4-0 con record di spettatori (18mila) per il calcio femminile. Subito si sospetta che alla base dell’aggressione ci sia una rivalità sportiva. A insospettire gli inquirenti è il percorso compiuto in auto dalla Diallo che era alla guida, così come la ridotta velocità del veicolo pochi istanti prima dell’aggressione. Tra chi è vicino ad Aminata Diallo, che fino ad ora si è sempre dichiarata estranea alle accuse, nessuno osa credere che sia lei la mandante dell’aggressione. L’amicizia tra le due calciatrici è sottolineata da molte testimonianze. La stessa Kheira Hamraoui, secondo alcune fonti vicine alla giocatrice, non riesce a credere alle indiscrezioni della stampa.

Fonte Repubblica.it

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