Addio Romano Fogli, ultimo eroe dello scudetto

BOLOGNA – Se n’è andato anche lui. Era rimasto l’ultimo, Romano Fogli, di quel magnifico Bologna che ora davvero gioca tutto in Paradiso. Negri, Furlanis, Pavinato; Tumburus, Janich, Fogli; Perani, Bulgarelli, Nielsen, Haller, Pascutti. Non c’è più nessuno di quegli undici titolari, indimenticabili eroi dell’ultimo scudetto rossoblù, datato 1964. Vinto nel pomeriggio del 7 giugno allo Stadio Olimpico di Roma dove proprio Fogli segnò la prima rete, su punizione perfida rasoterra, del 2-0 con cui la squadra di Fulvio Bernardini sconfisse l’Inter di Herrera per 2-0 (il raddoppià lo firmò Nielsen). L’unico superstite è Bruno “Johnny” Capra, riserva che giocò a sorpresa quella finalissima per poi lasciare il mondo del pallone a carriera conclusa.

Fogli, toscano di Santa Maria a Monte (Pisa), aveva 83 anni. Dopo esser cresciuto nelle giovanili del Torino, vestì la maglia del Bologna per dieci campionati dal 1958 al 1968, per poi concludere la carriera al Milan (vincendo una Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale nelle sue due stagioni rossonere) e infine al Catania. In rossoblù giocò 344 partite da centrocampista, segnando 15 reti. Oltre allo scudetto, vinse col Bologna anche una Mitropa Cup nel 1961. In Nazionale, invece, collezionò 13 presenze. Nella penultima apparizione era purtroppo in campo a Middlesbrough nella famigerata sconfitta contro la Corea del Nord ai mondiali del 1966.

Centrocampista intelligente, dotato di corsa ma anche visione di gioco e tocco di palla elegante, con Bulgarelli formò una formidabile coppia all’ombra della Torre di Maratona dell’odierno Dall’Ara, intitolato alla memoria del presidente di quel trionfo.

Come allenatore Fogli vinse un campionato di serie C con la Reggiana e tornò due volte sulla panchina del Bologna, come vice prima e poi nell’infausta stagione ’92-’93, subentrato nelle ultime giornate per evitare, invano, la retrocessione in serie C.

Era rimasto legatissimo ai colori e alla città, sempre amato e festeggiato a ogni suo ritorno sotto le due torri. Sempre mite e dolce, ogni volta che uno dei suoi ex compagni di squadra se ne andava, il suo ricordo sui media era sempre più commosso e colpito, malinconico. Oggi nessuno più potrà raccontare quei tempi quando giocavano assieme, sul prato del Comunale, come si gioca in paradiso.

Fonte Repubblica.it

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