Acerbi, una partita per prendersi l’Inter. Ora in difesa le gerarchie potrebbero cambiare

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Acerbi, una partita per prendersi l'Inter. Ora in difesa le gerarchie potrebbero cambiare

PLZEN – Quel che stupisce è la velocità della retromarcia. Dei tantissimi tifosi interisti che lo insultavano, al momento della notizia del suo ingaggio, sono rimasti solo pochi irriducibili. Come spesso accade nel calcio, basta una buona partita a fare cambiare opinione ai più. Francesco Acerbi, alla prima da titolare, ha fatto tutto quello che ci si attende da un difensore centrale della sua esperienza. Èstato impeccabile in marcatura, sicuro nel chiamare i movimenti dei compagni, intelligente nell’uso del sinistro, da sempre la sua risorsa più preziosa.

Regista aggiunto

Nessun giocatore dell’Inter, nella vittoria per 0-2 sui campioni di Repubblica Ceca, ha toccato più palloni o fatto più passaggi rispetto al 34enne di Vizzolo Predabissi. Nemmeno Brozovic, che pure da capitano ha fatto una gara da grande direttore d’orchestra. Quando il regista croato era marcato, e toccava ad Acerbi portar palla, lo ha fatto con totale sicurezza, alzandosi fino alla linea del centrocampo, invitando i compagni di reparto a fare altrettanto, e lasciando l’appoggio al portiere come ultimissima possibilità. Un bel vedere, dopo la partita di campionato Inter-Torino in cui per settanta minuti il retropassaggio ad Handanovic per De Vrij era stata invece la prima opzione.

Occhio al “vice De Vrij”

Nel racconto che s’è fatto del mercato d’estate, Acerbi sarebbe stato chiamato alla Pinetina per fare il “vice De Vrij”, ruolo che un tempo era di Ranocchia. Ma lo scenario sta mutando in fretta e di pari passo potrebbero cambiare anche le gerarchie. L’olandese non è in forma, per usare un eufemismo. L’ipotesi che Inzaghi possa preferirgli il nuovo arrivato, anche nelle partite che più contano, non è fantascienza. Starà al teorico titolare farsi valere e vincere la concorrenza. Intanto, la buona notizia per gli interisti è che l’alternativa c’è. “Francesco è stato molto bravo – ha detto dopo la gara l’allenatore – era l’esordio, non era semplice. Potrà darci una grande mano. I ragazzi sanno che c’è competizione fra loro, ho bisogno di tutti, giocando così tanto. A Udine sarà la quarta partita in dieci giorni”.

Non sono una comparsa

A conferma della sicurezza con cui è sceso in campo c’è quel gesto acrobatico con cui, in avvio di partita, Acerbi ha cercato di segnare in semirovesciata. Una mossa ninja, alla Ibra, fatte le debite proporzioni. Non è andata come sperava, ma il messaggio è stato chiaro: io non ho paura. Quale fosse il suo stato d’animo, lo ha poi confermato a cose fatte davanti ai microfoni. A chi gli faceva notare che in campo era sembrato un veterano, e non l’ultimo arrivato, ha risposto: “Non sono timido, i compagni mi hanno accolto benissimo. Sono sono qui per fare la comparsa. So che devo essere me stesso. Per questo, entro in campo come se fossi qui da tempo”. Non esattamente la definizione di “vice De Vrij”.

Cancellare il risolino

Quello che ora resta da fare ad Acerbi – e può riuscirsi solo con la continuità delle prestazioni – è convincere delle proprie qualità anche i meno svegli fra i tifosi interisti. Quelli, cioè, sicuri del fatto che il risolino isterico con cui lo scorso aprile ha sottolineato un proprio errore, costato alla sua Lazio la sconfitta col Milan, fosse segno di felicità. Un’assurdità, ovviamente. Ma l’unico modo per cancellarla è giocare tante partite come quella di ieri sera.

Fonte Repubblica.it

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