A Manchester a rischio il vero Cr7: l’intreccio tra il brand di Ronaldo, gli affari e il regolamento

Quindici milioni pagabili a rate, in cinque anni, più 8 al massimo di bonus. Questa è la cifra reale che il Manchester United ha pagato alla Juventus per l’acquisto di Cristiano Ronaldo: il club bianconero ha ufficializzato i termini della cessione, che causerà una minusvalenza di 14 milioni sui conti bianconeri. Ma per il portoghese c’è un intoppo ancora da risolvere con la Premier League e riguarda la maglia: al momento Ronaldo non potrà giocare con il numero 7, almeno in campionato. Quello è sulle spalle di Edinson Cavani, che in verità sarebbe pure disposto a cederglielo: ma le regole della Premier League non permettono una sostituzione, salvo l’ipotesi di cessione (di Cavani, in questo caso) ad altro club. Ecco perché lo United pressa per avere una deroga. In Champions il problema in teoria non c’è: le liste sono ancora da depositare (c’è tempo fino al 2 settembre) e i numeri di maglia possono essere differenti rispetto al campionato. Dunque Ronaldo potrebbe avere certamente il 7 in coppa, ma non in campionato.

Non è solo una questione di lesa maestà, d’abitudine o di scaramanzia: il numero 7 è parte integrante di un brand mondiale. Certo, ci furono giorni in cui CR7 divenne per un po’ CR9, e a pensarci oggi suona come una versione taroccata: accadde nella prima stagione al Real Madrid, quando Cristiano appena arrivato da Manchester fu costretto a rinunciare all’amato 7, patrimonio personale della bandiera blanca Raúl, per indossare appunto il 9. Ma era il 2009-10, un’altra epoca, l’azienda Ronaldo era in ascesa ma non rappresentava ancora il colosso di adesso. CR7 è un brand mondiale, il sigillo che Cristiano ha messo su tutti i suoi investimenti, è il marchio di una linea di stile e di abbigliamento e del suo store. Lo trovi sull’elastico delle mutande o sulle app di videogiochi.

L’uomo che ogni tanto scende dai cartelloni pubblicitari ha rovesciato il mondo: è il primo calciatore a diventare miliardario, è il primo a fare del suo nome un brand mondiale. I suoi addominali scolpiti mostrati a ogni gol, i suoi capelli neri corvino ingelatinati, i suoi piedi potrebbero essere quotati in borsa. Dove non c’è il 7 ci sono i milioni (di euro). Il contratto con lo shampoo che lascia i capelli belli come i suoi e senza neanche un granello di forfora vale una fortuna. Il contratto con la Nike per le scarpe che portano il suo Cr7 160 milioni.  Il suo nome è sulla biancheria, sulle scarpe, sulle coperte, sul profumo Legacy cr7, sul gruppo di alberghi più grande del Portogallo, il Pestana CR7 Lifestyle Hotels.

C’è il bibitone sostitutivo che fa sognare di conquistare senza sforzo il suo fisico senza massa grassa, il suo nome sugli orologi svizzeri, il poker, sette modelli di occhiali da sole con il suo nome sulle lenti, tutti indossati per essere mostrati ai milioni di follower su Instagram tra una foto con un gemello e un pranzo (light) con Georgina. Potrebbe mangiare (gratis) in uno dei suoi locali: niente di più facile se si possiedono due catene di ristoranti, una con Rafa Nadal ed Enrique Iglesias, l’altra a Londra e Ibiza. E per smaltire le calorie in eccesso basta andare in una delle sue Crunch CR7, la catena di palestre che fa lezioni anche online, su Youtube e su Instagram per quadricipiti e glutei che sfidano la gravità. E le camicie slim e jeans attilati della linea Cr7 denim. E il museo a Funchal, capoluogo di Madeira, dove c’è il Museu cr7, una specie di santuario introdotto dalla sua statua dove si possono ammirare i suoi trofei. E per volare altissimo, come lui, ha anche un’azienda che affitta jet privati a 3000 euro l’ora. Neanche Cr7 sa quanto guadagna davvero con il suo Cr7: una multinazionale con scarpini, capigliatura perfetta e aspetto sempre curato, il più bello del reame. Ha superato il miliardo di euro. E a Manchester vuole ancora il 7, aspetta con ansia la deroga: God save the King.

Fonte Repubblica.it

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