A Lugano la Svizzera decimata: “Qui per metà tifiamo azzurri”

LUGANO. Sarebbe dovuta essere una festa di popolo, con i tifosi sugli spalti a incitare una nazionale che nelle ultime quattro partite non ha preso nemmeno un gol, e che ancora non si è svegliata dal sogno della vittoria con la Francia all’Europeo. Invece a seguire l’allenamento aperto della Svizzera allo stadio Cornaredo, a Lugano, sede del ritiro preferita per ragioni climatiche ai freddi cantoni interni, sono stati i dispacci di guerra dall’infermeria. “Non abbiamo nessuno”, lo sconsolato refrain nello spogliatoio. Tanto che il nuovo allenatore Murat Yakin, subentrato a Petkovic lo scorso agosto, ieri ha deciso di ridurre a mezzora la parata in campo dei suoi, trasformando il torello programmato a beneficio delle telecamere in una seduta tecnica vera, a porte chiuse, per mettere insieme l’undici da opporre venerdì all’Italia. Perdere significherebbe salutare la qualificazione diretta. Un pareggio consentirebbe agli svizzeri di giocarsi il Mondiale martedì in casa con la Bulgaria.

All’assenza degli eroi di Euro 2020 Xhaka e Seferovic, indisponibili da tempo, si sono aggiunte le defezioni di Embolo ed Elvedi. Fuori anche Fassnacht, esterno sinistro degli Young Boys, e Zuber, ala dell’Aek Atene fermata da guai all’adduttore. Ieri l’ultima sciagura, accolta a Lugano da risolini amari e rassegnati: il probabile stop di Mario Gavranovic, jolly d’attacco tormentato da un dolore al piede tutto da capire. Radiografie e risonanze hanno escluso fratture, ma non è riuscito a fare un minuto di allenamento. I tifosi dei ventisei cantoni sperano che a buttarla dentro all’Olimpico sia allora Okafor, 21enne punta del Salisburgo, che lunedì ha dato la carica parlando in tv: “È un peccato dovere rinunciare a compagni così forti. Ma quando affronti i campioni d’Europa gli stimoli sono enormi”. 

Che per la nazionale elvetica nulla sia mai facile è un dato di fatto, che anche i poco lamentosi ticinesi segnalano quando smettono di parlare di hockey, la loro vera passione sportiva, e passano al pallone. Nella spedizione europea a pesare erano stati i viaggi: il primo a Baku, per il match col Galles, il secondo in Italia, il terzo di nuovo in Azerbaigian, per la gara vinta con la Turchia, sostenuta da 25 mila tifosi. Sei voli da cinque ore l’uno e tre cambi di fuso orario. La Uefa cercò di farsi perdonare mettendo a disposizione dei giocatori un resort da mille e una notte. Disagi da niente, col senno di poi, rispetto alla prospettiva di affrontare gli azzurri con sei titolari fuori. 

A dar morale, oltre al ragazzino Okafor, prova Silvan Widmer, terzino del Magonza, ex Udinese, che per esclusione potrebbe partire titolare: “All’Italia possiamo fare male, anche loro hanno qualche problemino in difesa”, ha detto prima di far ritorno all’hotel Villa Sassa, dove nel 2019 l’Inter andò in ritiro in estate. 

Con la nazionale italiana la Svizzera nel 2021 si è scontrata già due volte, perdendo 3-0 all’Europeo a giugno e pareggiando 0-0 lo scorso settembre a Basilea, con il rigore parato a Jorginho da Sommer, già eroe federale per avere respinto quello di Mbappé a Euro 2020. Almeno lui ci sarà, così come capitan Shaqiri. “Ce la possiamo fare anche questa volta”, dice Marco, 52 anni, banker, a un tavolino del bar Croce d’Oro, covo dei tifosi dell’Ambri Piotta, una delle due squadre di hockey della città. Ai tavoli serve Valeria Polari, che l’amore per l’Ambri lo porta anche nella tinta dei capelli, metà bianca e metà blu. “Qui del calcio ci ricordiamo solo quando le cose vanno bene”, taglia corto. 

Trent’anni fa il canton Ticino aveva quattro squadre nella Serie A svizzera. Ora restano da tifare il Lugano e la nazionale. Per il resto, in un cantone in cui il 51 per cento dei lavoratori sono italiani, i cuori battono per Juve, Inter e Milan, in quest’ordine. “Venerdì qui avremo il tifo diviso a metà fra svizzeri e azzurri”, dice Mirella, dietro al bancone del Rookies & Picchio, bar le cui pareti sono foderate di maxischermi. Lei, nata in Valtellina, vive e lavora in Svizzera da 30 anni. Soffrirà per l’Italia, come tutti i 70 mila frontalieri del Ticino. “Vent’anni fa erano 35 mila, ma non fanno che aumentare. Ieri l’Udc, partito dell’estrema destra svizzera, ha chiesto il blocco del numero dei lavoratori italiani non residenti”, racconta Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale frontalieri Cgil. E aggiunge con orgoglio: “Anche per questo, per gli italiani che lavorano qui la partita di venerdì sarà importante. Gli svizzeri non lo ammettono ma almeno nel pallone sono consapevoli della superiorità dell’Italia”. 

Fonte Repubblica.it

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