A caccia dei colpevoli, il ritiro della Juventus è un giallo di Agatha Christie

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Anche la disperazione produce un riflesso pavloviano. La squadra va male: in ritiro! Il comico americano Jerry Seinfeld annotava che da decenni il maschio motorizzato che vede passare per strada una bella donna suona il clacson. È un’idea ridicola, non produce effetti, ma non riesce a farne a meno: bella donna-clascson. Brutta prestazione-ritiro. Se ne è già fatta la parodia e più di una volta. Siamo costretti a ricordare film non memorabili. Nell’immancabile L’allenatore nel pallone il commendator Borlotti manda la Longobarda e il suo mister, Oronzo Canà, in ritiro per “ritrovare l’amalgama”.

In Mezzo destro, mezzo sinistro, è il sergente di ferro Juan Carlos Fulgencio a trascinare i giocatori in convento. Riccardo Gaucci, sulle orme del padre Luciano, quando era presidente del Catania chiuse la squadra in un hotel a una stella alla vigilia del grande match con il Giulianova. Robe da Gaucci, appunto. Da Anconetani. Da Rozzi, ri-appunto. Imitati in tempi recenti dai più simili discendenti: Commisso, Cairo, De Laurentiis. Quest’ultimo con conseguente “ammutinamento” dei giocatori che non vollero obbedire, perplessità sopracciliari del tecnico Ancelotti, conseguente sfaldamento di tutto il gruppo. E pensare che anche Spalletti, a Napoli, vi ha fatto ricorso; quando, vedi, bastava cambiare uomini, mettere allegria, da ciascuno secondo le sue capacità e a ciascuno secondo i suoi bisogni. Guarda come vola, adesso, il ciuccio. La zebra no, la Juventus va in castigo. 

Si mandano ancora i figli in camera quando danno risposte impertinenti o prendono brutti voti? Davvero? Non è il posto dove più amano stare, chattando per ore con gli amici, navigando sui social e i siti porno? Che fate, togliete il cellulare a Kean e Locatelli all’ingresso? Tutti gli apparecchi dentro una busta di nylon sigillata e saranno restituiti all’uscita o dopo che avranno vinto il derby col Toro (così poi in ritiro ci vanno i granata e Juric)? 

Il ritiro punitivo è la convention di un’azienda che sta fallendo. Invece del “team building” si pratica il “team re-building”, ma l’impressione è che l’edificio stia crollando perché è stato costruito male e quindi resti poco da fare. Anni fa ad Allegri era bastato uno sgabello, per Bonucci. Ora gliene occorrerebbero una dozzina, ma farebbe bene a riservarne uno per sé. Tutti in cerchio, come atleti tristi anonimi, a fare autocoscienza per capire come mai Cuadrado si crossi sui piedi o Vlahovic calci un tiro parallelo alla linea di porta? O schierati a tavola uno a fianco all’altro come apostoli smarriti e chissà chi tradirà facendo la spia ai cronisti? È un rito anche questo, stanco come tutti, fiaccato dalla ripetizione.

Se non puoi cambiare l’allenatore, non resta che officiarlo, a porte chiuse. Come in un giallo di Agatha Christie, tutti in una stanza a cercare il colpevole. E poi non ne rimase nessuno, titolarono in America quel che conosciamo come Dieci piccoli indiani. Un colpevole invece resta, ma chi ha creato la storia lo conosce fin dall’inizio. Vale, probabilmente, anche per le vicende calcistiche, ma per esigenze di trama occorre prendere tempo, fare altre ipotesi, lasciar parlare i commentatori, aggiungere qualche capitolo, non importa se trito come quello in cui tutti i protagonisti vanno in ritiro. Poi usciranno a riveder le stelle, ma non saranno loro a splendere. La verità nei gialli non si nasconde mai, è lì, evidente, sotto gli occhi di tutti, la devi solo nominare. Che cosa è successo alla Juventus? Si è ritirata. 

Fonte Repubblica.it

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